LA RESISTENZA NELL’ASTIGIANO
Durante la seconda guerra mondiale, l’Astigiano accolse migliaia di sfollati da Torino, Genova e da altri centri industriali. Fin dai primi mesi di guerra, le sconfitte militari, i disagi della vita quotidiana e la fame incrinarono il consenso popolare verso il fascismo.
Gli scioperi iniziati il 5 marzo 1943 a Torino coinvolsero le fabbriche di Asti a partire dal 10 marzo: ventuno astigiani (undici donne e dieci uomini) vennero processati e condannati dal Tribunale militare di guerra di Torino.
Dopo l’8 settembre 1943 gli sbandati trovarono aiuto e rifugio nelle campagne astigiane, mentre furono pochissimi coloro che risposero ai bandi della Repubblica sociale italiana. Come l’anno precedente, gli scioperi operai del marzo 1944 si estesero subito anche ad Asti, nonostante l’intervento repressivo della polizia fascista e dei tedeschi.
Sulle colline astigiane il movimento partigiano si organizzò a partire dall’estate del 1944, quando i piccoli gruppi di ribelli, sbandati e renitenti si coordinarono dando vita a brigate e divisioni Autonome, Garibaldi, Matteotti e Giustizia e Libertà. Dalla tarda estate al tardo autunno 1944 gran parte del territorio provinciale fu controllato ed amministrato dai partigiani e dai Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) locali, che diedero vita a importanti forme di autogoverno democratico.
Le comunità contadine accettarono e sostennero la presenza partigiana, pur se sottoposte ai rischi delle rappresaglie. Il momento più tragico fu l’inverno 1944-1945, segnato da rastrellamenti, razzie e deportazioni in Germania. A partire da febbraio, però, le formazioni ripresero il controllo del territorio, coordinandosi con le missioni alleate.
La sera del 24 aprile 1945 tutto l’Astigiano era sotto controllo partigiano.
La provincia di Asti, con i suoi 748 partigiani caduti, è insignita di Medaglia d’Oro al Valor Militare per meriti partigiani.
La memoria ha bisogno di gambe per camminare.
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